UN NUOVO POSTO PER PAOLO

THIS MUST BE THE PLACE (ITALIA, FRANCIA, IRLANDA, 2011)

Un film di Paolo Sorrentino con Sean Penn

Non capita spesso che il cinema d’autore europeo incontri lo sfavillante star-system hollywoodiano, ma quando succede i risultati possono essere eccellenti, talvolta persino sorprendenti. Sorprendente è per l’appunto l’aggettivo che meglio descrive il quinto film del regista partenopeo Paolo Sorrentino, This must be the place.

Protagonista assoluto e indiscusso di questa pellicola è Sean Penn, magistrale interprete di un personaggio tanto bizzaro quanto indimenticabile, la rockstar Cheyenne, da molti anni ritiratosi dalle scene. La prima parte del film racconta l’attuale vita del protagonista che, a cinquant’anni suonati, si veste e si trucca come nell’epoca d’oro in cui era una cantante di successo (Penn per il look ha tratto ispirazione da Robert Smith, leader dei The Cure) . A Dublino, in una villa dotata di ogni comfort, Chayenne vive con la moglie, l’unica persona che sembra in grado di potergli donare un po’ di serenità; estraniato dal mondo passa le sue giornate tra una partita di pelota con la sua amatissima compagna e delle passeggiate al centro commerciale. Ma questa monotonia è destinata ad essere spezzata; la morte del padre, col quale aveva interrotto da trent’anni qualsiasi tipo di rapporto, costringe Cheyenne a tornare a New York. La perdita di una persona cara, per quanto i rapporti siano nel tempo divenuti nulli, è un’evento che non lascia indifferenti e la scoperta che il genitore fosse da anni sulle tracce di un criminale nazista colpevole di averlo umiliato in un campo di concentramento porta Chayenne a proseguire le ricerche iniziate dal padre. E qui inizia la seconda parte del film, che diviene cosi’ un vero e proprio road-movie in cui Chayenne vaga per l’America incontrando moltissime persone, entrando nelle loro vite e forse cambiandole. La ricerca di un criminale nazista diviene l’occasione per Chayenne di ritrovare se stesso e di dare un nuovo senso alla sua esistenza. Cosi’ come è ben delineato e perfettamente costruito il personaggio principale, anche per i ruoli secondari è stato fatto un ottimo lavoro; uno in fila all’altro ecco sfilare sullo schermo una galleria estremamente variegata di esistenze, ognuna delle quali in grado di insegnarci qualcosa, farci riflettere, strapparci un sorriso o una lacrima.

Anche la colonna sonora costituisce uno dei punti di forza del film; Sorrentino, già dal titolo del film, This must be the place, rende omaggio alla famosa canzone dei Talking Heads, e l’ex-leader del gruppo David Byrne, ringrazia partecipando al film in un piccolo cameo nei panni di se stesso. Altra piccola curiosità è la partecipazione al film di Eve Hewson, figlia di Bono Vox degli U2.

A conti fatti la trasferta americana di Paolo Sorrentino risulta quindi perfettamente riuscita e chissà se dopo l’assenza di riconoscimenti al festival di Cannes, si potrà parlare di Oscar..

UN CUORE SACRO IN OGNUNO DI NOI

CUORE SACRO (ITALIA, 2005)

Un film di Ferzan Ozpetek

Con Barbora Bobulova

La filmografia di Ferzan Ozpetek, regista di nazionalità turca che lavora però a tempo pieno in Italia, è finora composta da otto film. Escludendo le prime due pellicole, “Hamam-Il bagno turco” (1997) e “Harem suarè” (1999), che servirono più che altro al regista per farsi conoscere dal grande pubblico, le altre sue opere hanno sempre trovato un riscontro positivo al botteghino, tranne una; il quinto film del regista, Cuore sacro, uscito nelle sale italiane nel 2005 può essere in effetti definito un flop. Gli incassi superarono di poco i tre milioni di euro, molto meno rispetto agli ottimi risultati dei precedenti film; “La finestra di fronte” superò i dieci milioni di euro e “Le fate ignoranti” raggiunse quasi la vetta dei quindici milioni. Quali le ragioni dell’abbandono? Una fuga cosi’ massiccia di spettatori potrebbe far pensare a delle gravi carenze riscontrate in questo film. Eppure, guardando e riguardando Cuore sacro, tali mancanze risultano difficili da scovare. Forse, il motivo principale di tale insuccesso, è il fatto che il pubblico è rimasto spiazzato da un film totalmente diverso dai precedenti, in cui Ozpetek non solo abbandona i toni della commedia, ma abbandona anche i temi a lui più cari, come l’omosessualità e l’amicizia.

Cuore sacro è la storia di un’imprenditrice di successo, Irene Ravelli, e del suo incontro con Beny, una straordinaria e particolare bambina, grazie alla quale intraprenderà un viaggio alla scoperta della povertà che regna ai margini della città. La donna distaccandosi sempre più dal mondo degli affari viene a conoscenza di luoghi e persone che fino a prima non aveva mai preso in considerazione. Un viaggio mistico ed affascinante che si rivelerà presto essere anche molto pericoloso, un viaggio che la porterà ad esercitare un’altruismo estremo spingendola sino alla soglia della follia. Questo cambiamento radicale di stile di vita viene espresso soprattutto in una scena struggente e simbolica, quando la protagonista, interpretata da una bravissima Barbora Bobulova, scendendo i gradini della metropolitana inizia a levarsi di dosso dapprima gli oggetti più preziosi come anelli ed orecchini per regalarli ai mendicanti, per poi svestirsi completamente rimanendo nuda nelle gallerie affollate della metropolitana, come un novello e femminile San Francesco.

E’ un film delicato Cuore Sacro, per la cui visione occorre la giusta predisposizione di spirito, un film nel quale i molti pregi rischiano facilmente di essere scambiati per difetti; non è un caso infatti che oltre all’insuccesso di pubblico anche la critica in molti casi non abbia risparmiato quest’opera.

Cuore sacro è un film che parla di molte cose, di cambiamenti, di spiritualità, di emarginazione. Ed è emozionante accompagnare la protagonista nel suo percorso di conoscenza, cullati dalle note della bellissima colonna sonora firmata da Andrea Guerra.

Forse è vero che ognuno di noi ha due cuori, uno è quello che conosciamo tutti e che ci permette di vivere, l’altro cuore è quello sacro, un cuore nascosto di cui dovremmo prendere coscienza, iniziando ad ascoltarne i battiti.