LA DOLCEZZA DI UN CAMBIAMENTO

CHOCOLAT (USA, 2000)

Un film di Lasse Hallström

Con Juliette Binoche, Judi Dench, Johnny Depp e Alfred Molina

Ci sono film che con il tempo acquisiscono ulteriore fascino e bellezza rispetto a quando li abbiamo visti la prima volta; credo che questo concetto calzi a pennello anche alla pellicola diretta dal regista svedese Lasse Hallström Chocolat, che se ad una prima visione può semplicemente essere giudicata una graziosa commedia che invoglia gli spettatori a correre in una cioccolateria, diviene con il tempo e con le successive visioni un rimedio allo stress quotidiano. Guardare e riguardare Chocolat può essere infatti un ottima cura nelle giornate in cui ci sentiamo un po’ giù, perchè il film attraverso i toni della commedia ma anche della fiaba trasmette allo spettatore spensieratezza e voglia di vivere e ci fa pensare almeno per un istante “ah, come sarebbe bello se..”.

Il film si svolge nel 1959 a Lansquenet, un piccolo ed inventato paesino francese votato alla tranquilite’, formato da poche persone i cui ritmi sono dettati dalle sacre funzioni e dal sindaco, conte di Reynaud, guida spirituale e giudice della morale pubblica ancora di più del giovane e sottomesso parroco. Ma il vento del nord porta in questo paesino la dolce Vianne accompagnata dalla sua figlioletta. La donna, emancipata e poco interessata al culto religioso, pur rispettandolo, decide di affittare un vecchio negozio e aprirvi una cioccolateria proprio durante la Quaresima, scatenando quindi le ire del sindaco che metterà in atto nei loro confronti un vero e proprio boicottaggio. Ma anche grazie all’aiuto di Roux, uno zingaro musicista arrivato anch’egli nel paesello le cose iniziano ad andare per il verso giusto e molti dei morigerati e rigorosi abitanti si trovano a cambiare idea, e a vedere in quella donna particolare un amica della quale fidarsi e non una tentazione diabolica come le omelie del giovane parroco, ma scritte dal sindaco, lasciavano intendere. Alla fine tutti si ricrederanno e gli abitanti del piccolo borgo, sindaco compreso, saranno alleggeriti da questo vento di novità e troveranno la forza di accogliere il prossimo con minor diffidenza.

Ad impreziosire il film troviamo un cast di grande livello; nel ruolo della deliziosa e “spregiudicata” cioccolataia troviamo la bravissima attrice francese Juliette Binoche mentre l’anziana e malata padrona del negozio è la sempre straordinaria Judi Dench (entrambe per questo film sono state candidate all’Oscar), Johnny Depp veste i panni dell’affascinante Roux in una delle poche interpretazioni in cui è possibile vederlo senza pesantissimi trucchi sul volto, e Alfred Molina, grande attore del teatreo inglese, è il temuto e rispettato sindaco.

Accettazione del diverso e rispetto delle altrui idee sono forse i temi portanti di questo film, anche se ciò che più rimane nella mente dello spettatore sono deliziose tazze di cioccolata bollente, capezzoli di Venere e tante altre squisitezze…

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LA KRIPTONITE CI SALVERA’

LA KRIPTONITE NELLA BORSA (ITALIA, 2011)

Un film di Ivan Cotroneo

Con Luigi Catani, Luca Zingaretti, Valeria Golino, Cristiana Capotondi e Libero de Rienzo

Se è vero come dicono in molti, che il cinema italiano negli ultimi tempi soffre di una certa stanchezza dovuta alla ripetitività di formule collaudate e già usurate, e da attori e registi che si ripropongono sempre uguali a se stessi, La kriptonite nella borsa di Ivan Cotroneo rappresenta una boccata di aria fresca, un guizzo d’autore capace di trasformare quella che potrebbe essere una classica commedia incentrata su una storia familiare in un qualcosa di originale e buffo, che non trova molti termini di paragone nel cinema italiano contemporaneo.

Con tre romanzi all’attivo e dopo aver firmato sceneggiature di successo sia per la televisione che per il cinema come ad esempio Mine vaganti di Ferzan Ozpetek, Ivan Cotroneo decide di fare il grande salto passando alla regia, portando sullo schermo il suo terzo romanzo, La kriptonite nella borsa.

Il film è ambientato nel 1973 in una Napoli vivace e dai colori sgargianti. Il protagonista è Peppino, nove anni, giovane membro della famiglia Sansone, un po’ emarginato e deriso dai compagni soprattutto a causa della sua miopia. Luca Zingaretti e Veleria Golino interpretano i genitori, marito fedifrago lui, moglie depressa lei. La bella Cristiana Capotondi e il bravo e sottovalutato Libero de Rienzo interpretano due improbabili zii, che coinvolgono il piccolo in avventure hippie, tra feste in discoteca e manifestazioni femministe. E poi c’è Superman, ovvero il cugino Gennaro che, fermamente convinto di essere l’eroe dei fumetti, indossa abitualmente una tuta blu e un malandato mantello rosso; dopo la tragica scomparsa di Gennaro, il piccolo Peppino lo riporta in vita nella sua fantasia, e tramite i consigli di quell’amato supereroe riuscirà a capire lo strano comportamento degli adulti e a trovarsi a proprio agio in quella famiglia strampalata, piena di problemi, ma in fondo più unita di quel che appare.

Con toni surreali, colori vivaci, bravi interpreti ed un’ottima sceneggiatura, La kriptonite nella borsa, è un ottimo esempio di come una materia certamente non nuova per il cinema, crisi familiare e racconto di formazione, possa modificarsi divenendo un prodotto innovativo e a se stante. Ciò che oggi servirebbe maggiormente al nostro cinema è proprio questo; nessuna particolare rivoluzione, solo un briciolo di fantasia in più nelle sceneggiature e nella creazione di nuovi personaggi.