Da.. SLIDING DOORS

Nella vita tutto finisce sempre per il meglio.

 

SLIDING DOORS (USA, 1997)

Un film di Peter Howitt con Gwyneth Paltrow

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L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO, LA SVOLTA DI GIOVANNI VERONESI.

L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO (ITALIA, 2013)

Un film di Giovanni Veronesi

Con Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra Mastronardi, Alessandro Haber

Virginia Raffaele, Sergio Rubini, Ubaldo Pantani

Può la storia di una persona comune risultare straordinaria al punto da poter divenire un film? Certamente si, è la risposta che tutti i registi darebbero a una domanda del genere, anche se nessuno ha mai avuto il coraggio di mettere seriamente in atto un operazione di questo tipo. Ma finalmente è arrivato Giovanni Veronesi e l’ha fatto. Si, proprio lui, il regista delle commedie campioni di incasso, dei vari “Manuali d’amore”, lo sceneggiatore di molti film di Leonardo Pieraccioni.

Distaccandosi radicalmente da tutta la sua precedente produzione, con L’ultima ruota del carro, Veronesi firma il suo progetto più ambizioso e personale, portando sullo schermo la storia di Ernesto Fioretti, non un personaggio inventato, ma l’autista stesso del regista, divenuto nel tempo suo caro amico. Partendo dagli anni ’70 e arrivando ai nostri giorni, il film segue le tappe principali della vita semplice e umile di Ernesto, il suo lavoro come tappezziere insieme al padre prima e come traslocatore poi, il suo matrimonio felice con Angela e le difficoltà economiche dei primi tempi, l’amicizia con Giacinto, amico del cuore che decide di seguire strade non troppo oneste per perseguire il benessere economico e che tenta di invischiare Ernesto nei suoi giri poco puliti. Nulla di particolare quindi, o forse si. Perché la storia di Ernesto è un po’ la storia di tutti, e tutti prima o poi nella vita ci siamo sentiti come le ultime ruote del carro, perché la capacità del regista di cogliere certe sfumature è notevole, perché l’amore che nutre verso i suoi personaggi è sincero. Sullo sfondo della storia personale c’è la Storia vera; ma l’assassinio di Aldo Moro, l’arrest di Bettino Craxi e l’ascesa in politica di Silvio Berlusconi, ci fanno comprendere che i cambiamenti (in peggio) del paese non possono cambiare l’anima di una persona onesta e dai solidi valori morali, che nonostante le difficoltà riesce a trovare nel lavoro e nella famiglia la propria felicità.

Ad incarnare la figura di Ernesto troviamo uno dei migliori attori italiani in circolazione, Elio Germano, che con la sua recitazione vivace ed apparentemente istintiva rende perfettamente l’idea dei sogni, delle illusioni e delle preoccupazioni che sono comuni a tutti. Ricky Memphis nei panni di Giacinto è una perfetta spalla semi-comica; molte delle scene più riuscite e divertenti sono infatti affidate a lui, anche se il suo personaggio furbetto ed opportunista per quanto ci faccia sorridere ci lascia anche un po’ con l’amaro in bocca, certi che nella realtà di persone come lui l’Italia ne è piena. Questo film è anche l’occasione per ritrovare un Alessandro Haber in splendida forma nei panni di un affermato quanto strampalato artista, amico del protagonista. A completare il cast Alessandra Mastronardi, Sergio Rubini, e la sempre più lanciata Virginia Raffaele.

Una curiosità: il vero Ernesto Fioretti compare in un piccolo cameo nel ruolo di sacrestano.

Possiamo valutare L’ultima ruota del carro come il riscatto d’autore di Giovanni Veronesi; sarà l’inizio di una nuova carriera?

COME TI SPACCIO.. GRASSE RISATE

COME TI SPACCIO LA FAMIGLIA (USA, 2013)

Un film di Rawsom Marshall Thurber

Con Jennifer Aniston, Jason Sudeikis, Emma Roberts e Ed Helms 

Come ti spaccio la famiglia (il meno imbarazzante titolo originale è We’re the Millers) è l’ultima commedia americana degna di nota ad arrivare sui nostri schermi. Si tratta di uno di quei casi sempre più rari in cui il film mantiene tutte le promesse del trailer, e le aspettative dello spettatore. non vengono deluse.

La trama è delle più assurde; David, un piccolo ed “onesto” spacciatore di marijuna la combina davvero grossa, facendosi rubare tutto il denaro ricavato dalla sua attività. Rimasto in debito col suo perfido fornitore, decide allora di accettare un ultimo ma pericolosissimo incarico, diventare cioè corriere di droga tra Messico e Stati Uniti. Il tempo a disposizione è solo quello di un week-end, e per tentare di passare inosservato David ingaggia per questa rischiosissima missione la sua vicina di casa Rose, bella e cinica spogliarellista, lo “sfigato” Kenny, diciottenne “abbandonato” dalla madre sparita da due settimane col fidanzato, e Casey, una ragazza problematica che vive per strada. I quattro dovranno fingere di essere una tranquilla famigliola in vacanza, ma il tragitto non sarà altrettanto tranquillo; molte cose andranno storte, tra litigi, ragni velenosi, la concorrenza di ben più seri e cattivissimi corrieri, e la conoscenza di un’altra particolare famiglia di camperisti, i quattro dovranno più volte cercare di salvarsi la pelle, ma in questa corsa disperata avranno anche modo di conoscersi meglio, creare un legame inaspettatamente forte, e forse trovare quella famiglia che nessuno di loro prima aveva mai avuto, per quanto strampalata.

Definire Come ti spaccio una famiglia semplicemente una divertente commedia on the road è però alquanto riduttivo; in questo film si ride, e di gusto, dalla prima all’ultima scena. Tutto ciò è reso possibile da una comicità politicamente scorretta che ricorda i primi film dei fratelli Farelly (quelli di “Tutti pazzi per Mary” per intenderci), dai perfetti tempi comici degli attori, da una sceneggiatura senza sbavature e da gag estreme e irresistibilmente volgari.

Con questo film l’ammirazione per Jennifer Aniston raggiunge il culmine; l’ex fidanzatina d’America, reginetta delle commedie romantiche, dopo aver interpretato una dentista ninfomane e sboccata in “Come ammazzare il capo ed essere felici”, si rimette di nuovo in gioco con il ruolo “scomodo” di una spogliarellista bella ed apparentemente cinica, e senza temere di interpretare scene al limite del grottesco ci regala un’interpretazione (ed anche uno streaptease) da urlo.

Una curiosità: l’attrice che interpreta Casey è Emma Roberts, figli di Eric e nipote della ben più famosa Julia. Chissà se riuscirà a divenire un’attrice di cosi’ grande fama internazionale come la zia. Probabilmente, il successo internazionale di questo film le porterà molta fortuna.

IL VERO TITOLO, AWAY WE GO..

AMERICAN LIFE (USA, 2009)

Un film di Sam Mendes

Con john Krasinski e Maya Rudolph

Dopo aver portato sullo schermo liti, tensioni, personaggi disillusi, colmi di rabbia e risentimento con i suoi precedenti lavori (American beauty e Revolutionary road), il regista inglese Sam Mendes decide di cambiare registro, e ci delizia con American life, un film tenero e sorprendente. I temi più cari al regista, le dinamiche familiari e i rapporti interpersonali, sono qui trattati con garbo e raffinata leggerezza. Sono Burt e Verona ad animare questa piccola commedia, una giovane coppia stravolta da un’inattesa gravidanza; non sono una coppia in crisi, sono due bravi ragazzi, innamorati, e che sognano di far crescere il loro futuro figlio nella maniera migliore e nel luogo più adatto. Dopo aver appreso che i futuri nonni del neonato (ovvero i genitori di Burt, quelli di Verona sono morti da anni) si trasferiranno in Belgio, decidendo cosi’ egoisticamente di escludersi dal ruolo naturale che gli spetterebbe, e togliendo ai due giovani quell’appoggio sul quale entrambi facevano affidamento, Burt e Verona decidono di abbandonare il loro alloggio da studenti ed  intraprendere un viaggio alla ricerca di parenti, amici e conoscenti che possano condividere con loro la gioia per il lieto evento; dal Colorado all’Arizona, dalla Florida al Canada, tra cugine new age, fratelli falliti, e amicizie un po’ troppo invadenti, i due capiranno presto che l’unica cosa veramente importante per il bene del bambino è il loro amore, e troveranno la casa dove vivere la loro felicità, soltanto arrivati nel luogo, oramai abbandonato, nel quale Verona era cresciuta, circondata dall’affetto dei suoi familiari. Il viaggio porterà loro una maggiore consapevolezza di sé, rafforzerà il loro legame, permetterà ad entrambi di conoscersi maggiormente, di confrontarsi con i loro timori e le loro debolezze. Ed ecco che finalmente Mendes, con la sua abilità nel tratteggiare caratteri e approfondire la psicologia dei personaggi, ci fa conoscere il lato positivo dell’America e dei suoi abitanti. Se non bastasse la trama, a far capire il grande divario tra questa pellicola e le precedenti, vi sono molte altre differenze alle quali prestare attenzione, e certamente la più importante è la totale assenza di star; dopo aver lavorato con attori del calibro di Leonardo di Caprio, Tom Hanks, Kate Winslet e persino Paul Newman, Sam Mendes decide di puntare tutto su due bravi quanto sconosciuti attori, John Krasinski e Maya Rudolph, ed è forse anche questa componente a rendere il film ancora più genuino e sincero.