BIG EYES

BIG EYES (USA, 2014)

Un film di Tim Burton

Con Amy Adams e Christoph Waltz

Sarebbe molto semplice commentare e scrivere del film Big eyes, o almeno lo sarebbe se alla regia non ci fosse uno dei cineasti più importanti e bizzarri di questo secolo e di quello passato, Tim Burton; chi conosce bene la cinematografia del regista di Burbank non può infatti che trovarsi spiazzato di fronte a quest’opera, in quanto ciò che la caratterizza maggiormente è proprio la grande diversità rispetto a tutti i precedenti lavori di Burton, che questa volta sembra nascondersi, rinunciando alle ambientazioni cupe e malinconiche e ai toni favolistici che lo hanno reso unico e amatissimo dal pubblico di tutto il mondo.

La pellicola si basa su una storia vera, ma talmente incredibile da sembrare creata ad hoc per poter essere plasmata con abilità dagli sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszewski e poi filmata dal genio visionario di Burton.

Siamo in un’America assolata, a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta; Margaret Ulbrich è una giovane donna che vive una infelice relazione coniugale, fino a quando decide di lasciare il marito e la casa in California dove vive, per recarsi con la figlioletta Jane a San Francisco dove ha delle conoscenze. Per sbarcare il lunario e permettere a sè stessa e alla bambina una vita decorosa si ingegna e sfrutta la propria passione per la pittura realizzando per pochi dollari ritratti di bambini. L’incontro con Walter Keane le cambierà la vita, per certi versi in modo positivo, per altri in modo molto negativo. Pur parlando di sé stesso in modo glorioso, l’uomo non è altro che un artista fallito. I due si innamorano e nel giro di poco tempo decidono di sposarsi. Tra i due le cose in comune sono molte, prima fra tutte la grande passione per l’arte. Margaret è timida e dimessa, Walter al contrario è brillante, convincente, ma soprattutto vuole a tutti i costi essere riconosciuto come un vero e grande artista. Riesce finalmente a esporre i suoi dipinti (banali vedute parigine) in un locale, e accanto ai suoi quadri decide di esporre anche alcune opere della moglie. Le opere di Margaret sono molto particolari, ritraggono infatti bambini dagli occhi enormi, totalmente sproporzionati rispetto al resto del corpo. Inaspettatamente non sono le vedute parigine a destare l’interesse nelle persone, ma quei bimbi, orfanelli dagli occhi cosi’ grandi e cosi’ tristi, carichi di emotività. Una delle truffe più longeve e sensazionali operate nell’ambiente artistico sta per avere inizio; Walter inizia ad affermare dinnanzi ai clienti incuriositi del locale di essere l’autore delle opere, ma presto la bugia sfugge di mano. In modo rapido e del tutto inatteso l’attenzione verso quei dipinti cresce, tutti parlano degli orfanelli dagli occhi grandi, tutti ne vogliono avere uno. Margaret è contrariata dalla scelta del marito di attribuire a sé stesso la paternità delle opere ma quello sembra essere l’unico modo per poterle vendere, in un epoca in cui l’arte femminile non era presa in considerazione. In poco tempo i due si ritrovano ricchi e possono permettersi lussi che non avevano mai nemmeno sognato di poter avere. Ma Margaret si rende presto conto di essere in una gabbia dorata, sottomessa al marito, senza amici, costretta a lavorare giorno e notte, continuamente minacciata da quell’uomo che le era sembrato perfetto. Procedono cosi’ dieci lunghi anni nei quali Walter Keane diventa immeritatamente un pittore affermato. Spaventata dai comportamenti sempre più ossessivi del marito Margaret decide finalmente di gettare la spugna, rivelando al mondo la verità e uscendo allo scoperto. Ne seguirà un processo che riconoscerà in Margaret la vera (e unica) artista della coppia.

Storia insolita anche per uno come Tim Burton; probabilmente in molti si sono chiesti perché abbia deciso di girare questo film, che pare cosi lontano dalle sue opere macabre e fantasiose, popolate da personaggi bizzarri. La risposta più semplice (ma che forse è anche la più vera) è che il regista e la pittrice (che ora ha ben 87 anni ed appare nel film in un piccolo cameo) sono amici, ed è forse proprio il legame affettivo tra i due ad aver portato Burton alla realizzazione di Big eyes.

Anche la scelta dei due attori principali rappresenta una anomalia nella cinematografia burtoniana; ad impersonare Margaret e Walter Keane troviamo Amy Adams e Christoph Waltz, e per entrambi si tratta della prima esperienza alla corte di Tim Burton. Amy Adams risulta bravissima e misurata; dall’espressione dei suoi occhi traspare la vastissima gamma di emozioni che il suo personaggio prova, l’euforia, la tristezza, il senso di impotenza, la rassegnazione, la dolcezza verso la figlia. Per Chritoph Waltz non si tratta certo della migliore interpretazione della carriera, ma si dimostra un grande istrione e furoreggia in un personaggio fortemente sopra le righe, inizialmente buffo e amabile, che con il progredire della storia diviene sempre più grottesco e pericoloso.

Difficile prevedere che peso avrà Big eyes nella cinematografia burtoniana e se il film riuscirà ad entrare nel cuore dei numerosi fan. Il consiglio è quello di non essere prevenuti, perché se si guarda il film con la dovuta attenzione, un po’ nascosta, in fondo in fondo, la mano del maestro c’è; bisogna solo cercarla.

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