E.T. TRENT’ANNI DA FIABA

E.T. – L’EXTRATERRESTRE

Un film di Steven Spielberg

Con Henry Thomas e Drew Barrymore

Trent’anni. Non si direbbe affatto, ma sono passati esattamente trent’anni da quando un giovane ma già affermato Steven Spielberg portava sullo schermo uno dei personaggi più amati di sempre; il tenero ed indifeso E.T., piccolo alieno lasciato per errore sulla Terra dai compagni venuti in perlustrazione sul nostro pianeta.

E.T. passa le prime ore di permanenza sulla Terra nascondendosi, sino ad arrivare nei pressi della casa del piccolo Elliott, un bimbo di 9 anni che vive con madre separata e due fratelli. Ed è proprio Elliott il primo umano con il quale E.T. entra in contatto. Lo spavento che entrambi accusano al primo incontro svanisce presto e tra i due si instaura un rapporto speciale, non una semplice amicizia basata sulla reciproca fiducia, ma una vera e propria connessione psichica che porta il bambino a “sentire” le sensazioni del tozzo e simpatico extraterrestre.

Partendo dal tema dell’accettazione del diverso Spielberg costruisce una fiaba bella, istruttiva ed appassionante, che ancora oggi, nonostante siano trascorsi ben trent’anni, non perde smalto e vitalità.

Alcune sequenze, come ad esempio il volo di E.T. con Elliot sulla bici e la luna sullo sfondo, sono pura poesia e lasciano nello spettatore quel senso del meraviglioso che è sempre più difficile provare durante la visione di un film.

Fa piacere ricordare che buona parte del merito di questa felice operazione spetta all’italiano Carlo Rambaldi, mago degli effetti speciali, purtroppo recentemente scomparso, che con le sue conoscenze in campo meccanico ed elettronico diede vita al suo capolavoro, il pupazzo meccanico di E.T., grazie al quale vinse il terzo meritato Oscar della carriera.

Altra particolarità da mettere in evidenza è la presenza nel film di una piccolissima Drew Barrymore nei panni di Gertie, la sorella minore di Elliot; all’epoca del film l’attrice aveva solo sette anni.

E.T. – L’extraterrestre resta una delle migliori opere di Steven Spielberg, certamente una pietra miliare del genere fantastico. Un film che diverte e commuove allo stesso tempo, ma soprattutto un film che fa sognare i bambini di tutte le età.

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PICCOLO HUGO E GRANDE GEORGES: IL NUOVO MARTIN

HUGO CABRET (USA, 2011)

Un film di Martin Scorsese

Con Asa Butterfield, Ben kingsley, Jude Law, Sacha Baron Cohen,

Da un grande regista coma Martin Scorsese non ci si può aspettare altro che grandi film se non addirittura dei capolavori; quando entriamo in una sala cinematografica per assistere ad una sua opera in genere sappiamo quel che ci attende. Eppure a settant’anni compiuti ecco che Scorsese ci sorprende come non avremmo mai pensato, portando sullo schermo Hugo Cabret, film grazie al quale il regista premio Oscar ha avuto modo di percorrere per la prima volta l’affollata via del genere fantasy sperimentando cosi’ gli effetti tridimensionali in un film adatto a tutta la famiglia.

Ma un fantasy firmato Scorsese non può essere semplicemente il solito film ricco di effetti speciali; infatti Hugo Cabret utilizza le tecniche più moderne ed uno strabiliante 3D per raccontare il cinema e i suoi albori, ed in ogni sequenza a cui assistiamo è palpabile il grande amore del regista nei confronti della settima arte.

Tratto dal romanzo di Brian Selznick “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret”, il film narra le rocambolesche avventure di Hugo (Asa Butterfield), un orfano che vive all’insaputa di tutti nella grande stazione di Paris Montparnasse; grazie agli insegnamenti di uno zio non troppo affettuoso, il bambino passa la maggior parte del proprio tempo occupandosi del funzionamento dei grandi orologi della stazione. Nel suo tempo libero, all’interno del suo nascondiglio, cerca invece con tutte le sue abilità di piccolo orologiaio di riparare un uomo meccanico che suo padre aveva trovato negli scantinati di un museo e sul quale stava lavorando prima di morire in un incendio. Man mano che tra speranze e momentanee sconfitte Hugo persegue il suo obiettivo di riparare l’automa, procede in parallelo la conoscenza tra Hugo e il vecchio Georges, burbero proprietario di un piccolo negozio di giocattoli interpretato dal grande Ben Kingsley. Passo dopo passo i tasselli si ricompongono dinnanzi ai nostri occhi ed insieme al piccolo Hugo veniamo anche noi a conoscenza della vera identità del vecchio giocattolaio, Georges Méliès, riconosciuto oggi come il secondo padre del cinema dopo i fratelli Lumière. Ed è qui che il film si fa ancora più interessante; la fantasiosa storia del piccolo Hugo si intreccia alla vita di un personaggio realmente esistito quale Georges Méliès, regista che prima di tutti capi’ che l’invenzione dei fratelli Lumière, ritenuta da loro stessi una moda passeggera e priva di importanza, poteva essere uno dei più grandi mezzi di arte e spettacolo mai esistiti e dedicò a questo molti anni della sua vita, portando sullo schermo decine di film, inventando tecniche nuove tanto da essere oggi universalmente riconosciuto come il padre degli effetti speciali, e utilizzando per primo il colore (che veniva dipinto a mano direttamente sulla pellicola). Con l’arrivo della guerra la sua compagnia cinematografica andò però in bancarotta e lui fu costretto a ritirarsi dal cinema occupandosi del negozio di giocattoli della sua compagna. Nel film di Scorsese rivive tutta l’arte di Méliès ed è un vero piacere poter assistere ad alcune sequenze dei suoi più grandi capolavori tra cui il più noto è certamente Viaggio nella luna del 1902.

Oltre al già citato Ben Kingsley nel film compaiono anche Jude Law che interpreta il padre del ragazzo, Sacha Baron Cohen nei panni di un divertentissimo capostazione, e lo stesso Martin Scorsese, gentile bibliotecaio.

Hugo Cabret non è un capolavoro e tra le tante pellicole girate Scorsese verrà ricordato soprattutto per altro, ma questo film è la prova della sua grande capacità di cambiare, testimonia il coraggio di modificare un percorse ben delineato rimettendosi cosi’ di nuovo in gioco.